domenica 8 marzo 2015

ECOREATI


<p>Ermete Realacci (foto Infophoto) </p>
Articolo pubblicato il: 08/03/2015
"Bisogna fare presto" e "non cambiare una virgola" al testo licenziato dal Senato, "perchè quando il ddl sugli ecoreati diventerà legge cambierà il corso dei processi e nessun reato finirà più nel nulla come è stato il caso Eternit o di Casale o di Bussi sul Trino soggetti a strumenti che oggi sono troppo deboli". E' Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, a delineare con l'Adnkronos come il ddl sui reati ambientali modificherà gli scenari, all'indomani delle parole del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, sull'esigenza nel nostro paese di non "gestire la questione ambientale con l'esclusiva ottica dell'emergenza". Appena approdato alla Camera dopo il via libera del Senato, il ddl sui reati ambientali, che porta la firma dello stesso Realacci e dei deputati Salvatore Micillo di M5S e Serena Pellegrino di Sel, "è un lavoro che vede coinvolti tantissimi esponenti del Parlamento" e le parole di Mattarella "sono di grandissima importanza" osserva Realacci.
Il ddl "è rimasto fermo troppo tempo a Palazzo Madama dopo l'ok della Camera di un anno fa e tutto questo -evidenzia- a causa di pressioni molto forti". Ma, sottolinea, al Senato "si è risolto una problema chiave, facendo rientrare i reati colposi". "Se pensiamo che Schettino è stato condannato a 16 anni per un reato colposo che non per questo non andava perseguito, tutto ciò -spiega- vale anche per l'ambiente, per gli ecoreati. Reimmettere nella norma i reati colposi è un segnale anche per la società civile". Dunque, ribadisce Realacci, a Montecitorio "ora non va cambiato nulla". Molte, segnala, "le modifiche migliorative approvate sulla definizione dei reati ambientali, la prima riguarda la definizione del delitto di inquinamento ambientale: non è più una compromissione 'grave o irreversibile' dell’ecosistema, né 'una compromissione o un deterioramento durevoli dello stato preesistente' ma è diventato 'una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili'. La seconda prevede aggravanti in caso di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale".
Ma Realacci tiene a dare la vision ed il cambio di passo per la società e per la lotta alla criminalità organizzata che arriva con la norma sugli ecoreati: "Nel 2001 ci fu in innalzamento delle pene sullo smaltimento dei rifiuti pericolosi, da quel momento si sono potute aprire molte indagini". Con il "Ronchi bis è partita una svolta" ricorda, riferendosi all'ex articolo 53 bis del decreto Ronchi (attuale art. 260 del Dlgs 152/2006), approvato nel 2001 che punisce con la reclusione fino a 6 anni chi organizza il traffico illecito dei rifiuti, che "ha istituito nel nostro ordinamento il delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti". Da quel momento, ricorda ancora Realacci, "è stato possibile usare le intercettazioni, le rogatorie, strumenti giuridici internazionali". "Un bel colpo alle ecomafie" osserva. "Se prima con un carico di cocaina entravi nell'occhio del ciclone della giustizia, dopo questo provvedimento la mannaia -insiste- potevi farla cadere anche su chi trafficava in rifiuti tossici". Ed i clan della camorra coinvolti nei traffici di rifiuti sono molti e potenti: Alfieri, Belforte, Bidognetti, Birra –Iacopino, Casalesi, Crimaldi, Fabbrocino, Galasso, La Torre, Mallardo, Marfella, Mazzacane, Moccia-Maione, Nuvoletta, Schiavone. E anche i numeri delle ecomafie parlano chiaro.
Stando al dossier Ecomafie di Legambiente, dall’entrata in vigore del delitto di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, aggiunge le persone arrestate sono state ben 1.367, oltre 4.000 quelle denunciate e 698 le aziende coinvolte. Forse ancora più significativo è il numero relativo ai procedimenti penali aperti presso le Direzioni distrettuali antimafia: 253, iscritti tra l’agosto del 2010, data in cui è entrata in vigore la norma che assegna la competenza delle indagini alle Dda, e il 31 dicembre 2012. Insomma, conclude Realacci, "il ddl sui reati ambientali dà un segnale fortissimo anche culturale". Stando alle nuove definizioni del Senato, il testo licenziato a Palazzo madama prevede per i reati di inquinamento ambientale da 2 a 6 anni di carcere con un multa da 10mila a 100mila euro; inoltre chiunque abusivamente provoca un disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni; la messa in pericolo colposa dell'ambiente viene punita con le stesse pene previste dalle fattispecie di inquinamento e di disastro ambientale - a seconda dei casi - ridotte di un terzo. Dal Senato, infine, stabilite altre due fattispecie di reato: l'omessa Bonifica e la tecnica trivellazione 'air gun' che diventa fuori legge, la confisca e il coordinamento delle indagini con l'Agenzia delle Entrate e il Procuratore nazionale antimafia.

venerdì 6 marzo 2015

ECOREATI

Il 4 marzo 2015 
E' stata una giornata importante nella nostra battaglia per l’inserimento degli ecoreati nel codice penale. Il Senato, dopo una attesa di circa un anno, ha approvato il Disegno di legge che introduce quattro delitti ambientali (inquinamento ambientale, disastro ambientale, trasporto e abbandono di materiale radioattivo, impedimento al controllo) nel nostro ordinamento. Un anno in cui non abbiamo mai smesso, insieme a voi, di chiedere ai senatori di non aspettare oltre e di mettere fine a una anomalia gravissima del nostro sistema penale che ha portato alla vergogna delle sentenze Eternit e Bussi, per citarne solo alcune.  

Grazie per aver mandato tweet e email, firmato l’appello In nome del popolo inquinato, condiviso i nostri richiami su facebook. Non siamo stati zitti e i senatori hanno sentito la nostra voce.

Ma non è ancora finita. Il Senato ha apportato una serie di modifiche  al testo (per noi positive):  è stata finalmente cancellata la non punibilità dei reati colposi in caso di bonifica, che Confindustria ha tentato di mantenere fino all'ultimo, e sono stati apportati ulteriori miglioramenti al testo grazie al voto favorevole della maggioranza, del Movimento Cinque Stelle e di Sel. Il testo deve quindi tornare alla Camera per essere ridiscusso e votato di nuovo.  

Abbiamo aspettato troppo, non vogliamo aspettare oltre. La Camera dei deputati metta subito all’ordine del giorno dei lavori il disegno di legge sugli ecoreati e approvi senza fare modifiche questa riforma di civiltà per fermare una volta per tutte i ladri di futuro.
Non abbassiamo la guardia, staremo col fiato sul collo anche ai deputati a partire dai prossimi giorni. Insieme. 

lunedì 9 febbraio 2015

Mare di Policoro

Queste foto sono state scattate ieri al mare di Policoro.
Abbiamo deciso di pubblicarle per mostrare a tutti la BELLEZZA.
La BELLEZZA della natura, quella che spesso non amiamo e la maltrattiamo.
La tenerezza di queste immagini ci devono far riflettere per evitare errori irreversibili.
Ci complimentiamo con la fotografa: Piera Petrocelli.



























domenica 8 febbraio 2015

MAL'ARIA 2015

Mal'aria a Taranto? I fatti di Legambiente e le chiacchiere su notizie inesistenti

Temi:
Redazione Legambiente
di Giorgio Zampetti, responsabile scientifico Legambiente

Con la pubblicazione del dossier Mal'aria 2015, Legambiente ha denunciato a livello nazionale ancora una volta, come fatto puntualmente negli ultimi 25 anni, il problema ancora irrisolto dell'inquinamento atmosferico in Italia. Un tema di cui le cronache parlano poco e su cui si è in grande ritardo con gli interventi e le misure volte alla sua soluzione. Ma piuttosto che discutere di questo, di ragionare e spingere per mettere in pratica le soluzioni da mettere in campo, siamo costretti a tornare sui dati pubblicati nel dossier per commentare alcune affermazioni del tutto discutibili pubblicate sui media (quotidiani e internet) e non contenute nel rapporto della nostra associazione.

A proposito dell'inquinamento atmosferico a Taranto o in altre città industriali c'è stato chi ha mistificato i dati del dossier, riportando che qui c'è "l'aria tra le migliori d'Italia", conclusioni che Legambiente non ha mai sostenuto o chi scopre l'acqua calda, mettendo in discussione il dossier con dati che ben conosciamo sulla pericolosità o meno delle polveri sottili. Il rapporto si concentra sulla qualità dell'aria in città e sugli inquinanti emessi prevalentemente da fonti urbane quali il traffico o il riscaldamento domestico, non analizzando nello specifico le sostanze emesse invece dai camini industriali (evidente quindi che Taranto, così come le altre città che ospitano i grandi impianti industriali rappresentano, come riportato anche testualmente nel rapporto, un caso a parte).

In questo caso quindi gli obiettivi del dossier erano altri. Dunque ci lascia molto perplessi che ci si dedichi a strumentalizzare notizie che non esistono mentre non si dedica attenzione e altrettanto spazio sulla stampa ai documenti e alle osservazioni puntuali che Legambiente ha prodotto sull'Ilva e sulle questioni ancora irrisolte, tra cui anche l'adeguamento degli impianti, il problema delle emissioni e l'impatto sanitario delle attività. L'ultima risale a pochi giorni fa, in occasione dell'audizione in Senato riguardo il cosiddetto decreto Ilva, documento che però non è stato ritenuto importante per la stampa, o non così tanto come l'infondata notizia, mai sostenuta da questa associazione (ma che, non nascondo, ci piacerebbe un giorno poter dare) di Taranto città con l'aria più pulita d'Italia.

Del resto quello che pensiamo sull'Ilva e sullo smog che minaccia da decenni pesantemente la salute dei tarantini lo si può rilevare nei nostri numerosi rapporti, nelle manifestazioni organizzate dalla nostra associazione (a partire dalla Mal'aria industriale del gennaio 2009, con migliaia di lenzuola anti smog appese sui balconi dai cittadini del rione Tamburi), nelle denunce presentate in Procura o nelle costituzioni di parte civile in sede processuale, oggi come nel passato. Per Legambiente contano questi fatti.