domenica 8 febbraio 2015

MAL'ARIA 2015

Mal'aria a Taranto? I fatti di Legambiente e le chiacchiere su notizie inesistenti

Temi:
Redazione Legambiente
di Giorgio Zampetti, responsabile scientifico Legambiente

Con la pubblicazione del dossier Mal'aria 2015, Legambiente ha denunciato a livello nazionale ancora una volta, come fatto puntualmente negli ultimi 25 anni, il problema ancora irrisolto dell'inquinamento atmosferico in Italia. Un tema di cui le cronache parlano poco e su cui si è in grande ritardo con gli interventi e le misure volte alla sua soluzione. Ma piuttosto che discutere di questo, di ragionare e spingere per mettere in pratica le soluzioni da mettere in campo, siamo costretti a tornare sui dati pubblicati nel dossier per commentare alcune affermazioni del tutto discutibili pubblicate sui media (quotidiani e internet) e non contenute nel rapporto della nostra associazione.

A proposito dell'inquinamento atmosferico a Taranto o in altre città industriali c'è stato chi ha mistificato i dati del dossier, riportando che qui c'è "l'aria tra le migliori d'Italia", conclusioni che Legambiente non ha mai sostenuto o chi scopre l'acqua calda, mettendo in discussione il dossier con dati che ben conosciamo sulla pericolosità o meno delle polveri sottili. Il rapporto si concentra sulla qualità dell'aria in città e sugli inquinanti emessi prevalentemente da fonti urbane quali il traffico o il riscaldamento domestico, non analizzando nello specifico le sostanze emesse invece dai camini industriali (evidente quindi che Taranto, così come le altre città che ospitano i grandi impianti industriali rappresentano, come riportato anche testualmente nel rapporto, un caso a parte).

In questo caso quindi gli obiettivi del dossier erano altri. Dunque ci lascia molto perplessi che ci si dedichi a strumentalizzare notizie che non esistono mentre non si dedica attenzione e altrettanto spazio sulla stampa ai documenti e alle osservazioni puntuali che Legambiente ha prodotto sull'Ilva e sulle questioni ancora irrisolte, tra cui anche l'adeguamento degli impianti, il problema delle emissioni e l'impatto sanitario delle attività. L'ultima risale a pochi giorni fa, in occasione dell'audizione in Senato riguardo il cosiddetto decreto Ilva, documento che però non è stato ritenuto importante per la stampa, o non così tanto come l'infondata notizia, mai sostenuta da questa associazione (ma che, non nascondo, ci piacerebbe un giorno poter dare) di Taranto città con l'aria più pulita d'Italia.

Del resto quello che pensiamo sull'Ilva e sullo smog che minaccia da decenni pesantemente la salute dei tarantini lo si può rilevare nei nostri numerosi rapporti, nelle manifestazioni organizzate dalla nostra associazione (a partire dalla Mal'aria industriale del gennaio 2009, con migliaia di lenzuola anti smog appese sui balconi dai cittadini del rione Tamburi), nelle denunce presentate in Procura o nelle costituzioni di parte civile in sede processuale, oggi come nel passato. Per Legambiente contano questi fatti.


mercoledì 28 gennaio 2015

Sottoscrivi l'appello sugli ecoreati

Ecoreati, la legge a pochi passi dalla meta

Temi:
Stefano Ciafani
Vicepresidente Legambiente
L’iter della legge che introduce i reati ambientali nel Codice penale fa un altro importante passo in avanti. Le commissioni riunite Ambiente e Giustizia del Senato hanno finalmente licenziato il testo, modificando quello già approvato alla Camera ormai un anno fa. Ora la parola passa all’Aula di Palazzo Madama e l’auspicio è che l’esame del provvedimento sia calendarizzato al più presto dalla conferenza dei capigruppo e dalla presidenza del Senato, subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.

Il testo frutto del lavoro delle commissioni nelle ultime settimane ha accolto molte delle proposte emendative presentate da Legambiente. Proporremo ancora alcuni aggiustamenti ai senatori, nella consapevolezza che già con questa formulazione avremmo finalmente nel nostro ordinamento quattro nuovi delitti ambientali nel Codice penale, in grado di scongiurare i casi di impunità che hanno purtroppo funestato la cronaca giudiziaria degli ultimi decenni.

Per citare solo alcuni dei progressi fatti, rileviamo che il testo non subordina, come faceva invece quello approvato alla Camera, la contestazione dei reati di inquinamento e di disastro ambientale alla “violazione di specifiche disposizioni legislative” (locuzione ora sostituita con la formula più corretta di “abusivamente”). Altra importante modifica apportata riguarda la possibilità di contestare il cosiddetto delitto di “disastro innominato” per i procedimenti giudiziari in corso. 

Tra le ulteriori migliorie che proponiamo invece ai senatori, una riguarda la necessità, per contestare l’inquinamento ambientale, di accertare la compromissione o il deterioramento «durevoli dello stato preesistente», formulazione a nostro avviso passibile di interpretazioni che rischiano di svilire la portata sanzionatoria. La riflessione, poi, va estesa anche ad una eccessiva estensione della non punibilità per i reati colposi per chi mette in campo operazioni di risanamento e bonifica e anche ai tempi di prescrizione, già ampliati rispetto alla situazione attuale ma sui quali si può fare ancora un passo in avanti.

Assieme alle tante sigle che hanno sottoscritto l’appello di Legambiente e Libera, vigileremo per evitare tentativi di stravolgimento del testo in Aula e per chiedere al Senato di concordare le (poche) modifiche da apportare con i gruppi parlamentari della Camera, in modo che l’ulteriore passaggio a Montecitorio sia quello definitivo. Alla Montecitorio si dovrà prevedere anche la sede deliberante in Commissione per accorciare i tempi, evitando il passaggio in Aula.

Siamo all’ultimo chilometro di una estenuante maratona iniziata più di vent’anni fa con la presentazione del primo Rapporto Ecomafia di Legambiente. Per arrivare al traguardo velocemente chiediamo alle cittadine e ai cittadini di continuare a far sentire il fiato sul collo alle istituzionisottoscrivendo l’appello “In nome del popolo inquinato” su www.change.org/legambiente-ecoreati.

 
Pubblicato il28 gennaio 2015

mercoledì 21 gennaio 2015

NONTISCORDARDIME' 2015

NontiscordardiméLogo Nontiscordardime

Operazione Scuole pulite

14 marzo 2015

Torna la giornata nazionale di volontariato dedicata alla qualità e alla vivibilità degli edifici scolastici, rivolta a tutte le scuole di ogni ordine e grado.
foto concorso 2014

foto concorso 2014
foto concorso 2014


foto concorso 2014
foto concorso 2014

foto concorso 2014
Murales, pulizia delle aule, piantumazioni di piante e fiori nei cortili, ritinteggiature degli spazi comuni e quant'altro rendono questa esperienza un momento di educazione alla cittadinanza attiva stimolante per i ragazzi ed utile per fare presente alle amministrazioni competenti eventuali carenze e necessità di intervento negli edifici.
Apriamo questi cantieri ma non solo per un giorno!

Modalità di adesione alla campagna

Adesione gratuita con accesso ai seguenti materiali online: manuale utile all'organizzazione della campagna, locandina promozionale dell’evento e  attestato di partecipazione aNontiscordadimé.
Adesione con iscrizione a Classe per l'ambiente, con un contributo di 10 euro che prevede oltre ai materiali online della campagna anche quelli previsti da questa formula di adesione.
Adesione con iscrizione a Classe per l'ambiente Special, con un contributo di 15 euro, anzichè 20, che prevede oltre ai materiali online della campagna anche quelli previsti da questa formula di adesione.
Adesione con iscrizione a Scuola sostenibile. In occasione della campagna Nontiscordardimé, Legambiente promuove l'adesione a Scuola Sostenibile con un contributo di 80 euro (invece di 100 euro). L'adesione prevede oltre ai materiali online della campagna anche quelli previsti da questa formula di adesione.

Concorso fotografico "La scuola in un Click"

Visto il grande successo di partecipazione torna anche il concorso fotografico “La scuola in un click! ”.
Invitiamo classi e scuole a inviarci le immagini più significative della giornata.
I tre migliori reportage verranno premiati con un kit per la lettura, le energie rinnovabili e il gioco.
Scarica il regolamento e la liberatoria.

martedì 13 gennaio 2015

Scuole che producono sterminata bellezza, Bando di concorso

Premio Scuole Legambiente: bando per promuovere processi innovativi e virtuosi per il miglioramento dell’ambiente scolastico

Entro il 16 marzo 2015 è possibile compilare la scheda online
Il Premio Scuole che producono sterminata bellezza, organizzato da Legambiente insieme a Comieco, Fondazione Symbola e Consiglio nazionale degli architetti, con il sostegno di Castalia, intende raccogliere e valorizzare quelle esperienze maturate dalle istituzioni e comunità scolastiche che promuovono processi innovativi e virtuosi per il miglioramento dell’ambiente educativo, sociale ed ambientale. In tal senso la bellezza è da intendere come impegno da parte delle scuole per la qualità della convivenza, degli ambienti e del territorio.
Il bando si rivolge alle scuole in quanto laboratori permanenti di bellezza, di cambiamento e di investimento sul futuro del nostro Paese. Una fucina di valori, conoscenza, creatività e valorizzazione di talenti che permette di radicare e riprodurre processi innovativi ed originali che vanno conosciuti e diffusi. Verranno premiate le tre esperienze reputate più significative, con tre premi di diversa entità.
DESTINATARI. Il presente bando si rivolge alle istituzioni scolastiche italiane di ogni ordine e grado, organizzate singolarmente o in reti di scuole
PREMI. Le esperienze vincitrici saranno comunicate entro il 31 marzo 2015. La premiazione si concluderà con l’attribuzione di tre premi di diversa entità che contribuiranno a coprire i costi di una visita/esperienza di una giornata presso un luogo di bellezza del nostro Paese.
1° premio: contributo di 1500 euro
2° premio: contributo di 1000 euro
3° premio: contributo di 500 euro

Ai vincitori verrà concesso l’uso del logo del premio e la promozione dell’esperienza all’interno di iniziative e attraverso i mezzi di comunicazione dei soggetti promotori del premio.
COME PARTECIPARE. Per partecipare al bando è necessario compilare la scheda online Scuole che producono Sterminata Bellezza entro il 16 marzo 2015.


venerdì 26 dicembre 2014

E la BASILICATA???????????????

Comunicato stampa                                                                   Roma, 19 dicembre 2014

Grazie all’azione ambientalista cresce la rivolta degli enti locali

SEI REGIONI SI SCHIERANO CONTRO LO SBLOCCA ITALIA
CROCETTA E PITTELLA ASSEDIATI DA SINDACI E CITTADINI

Oggi primi cittadini con la fascia tricolore sotto palazzo D’Orleans a Palermo

Cresce l’opposizione delle Regioni e dei sindaci all’art. 38 del decreto Sblocca Italia che sceglie oggi le trivelle per fare cassa a spese dell’ambiente, ipotecando lo sviluppo del turismo e della pesca sostenibile del Belpaese. Sono già 6 le Regioni che hanno deciso di impugnare di fronte alla Corte Costituzionale entro il 10 gennaio la legge 166/2014 di conversione del decreto 133/2014 Bidona Italia, grazie all’azione promossa congiuntamente dagli ambientalisti di FAI, Greenpeace, Legambiente, Marevivo e Touring Club Italiano e WWF: hanno già risposto positivamente Abruzzo, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto.

In quest’ultima regione il Presidente del Veneto, Luca Zaia, ha già dato incarico a due professionisti di formalizzare alla Consulta l’impugnazione di una serie di punti del Decreto Sblocca Italia, fra cui anche l’articolo 38. Questo e altri argomenti saranno portati il 23 dicembre prossimo all’approvazione della Giunta Regionale.

Come sostenuto e richiesto dalle associazioni ambientaliste, le Regioni stanno decidendo di contrastare la forzatura dirigistica, voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico, e contraria al Titolo V della Costituzione, che bypassa l’intesa con le Regioni  e stabilisce corsie preferenziali e poco trasparenti per le valutazioni ambientali e per il rilascio di concessione uniche di ricerca e coltivazione di idrocarburi.

In Sicilia e in Basilicata monta la protesta delle popolazioni e dei sindaci che si stanno mobilitando e chiedono, con gli ambientalisti, ai governatori Crocetta e Pittella di non svendere il futuro del proprio territorio (in Sicilia nel mirino c’è il Canale di Sicilia e le aree a terra, soprattutto in provincia di Ragusa, e in Basilicata verrebbe ridotto “a schiavitù petrolifera” oltre la metà del territorio regionale) per una manciata di denari, che non valgono il rischio petrolio, come  ha dimostrato il disastro ambientale del Golfo del Messico provocato dall’incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel giugno 2010 e il gravissimo incidente ad una condotta petrolifera nel Sinai israeliano ai primi di dicembre del 2014.

Bisogna ricordare che mentre le attività petrolifere  italiane varrebbero, secondo stime di Assomineraria,  lo 0,5 per cento del Prodotto Interno Lordo, l’Italia, secondo il rapporto “World Travel & Tourism Council”, ha ricavato nel 2013 dalle attività turistiche (compreso l’indotto) il 10,3 del proprio PIL.

Proprio in difesa dei valori naturalistici e del paesaggio della Sicilia in nome di un progetto di sviluppo diverso che favorisca “le fiorenti attività legate al turismo e alla pesca”  oggi venerdì 19 dicembre a Palermo, a partire dalle 15.30m, ANCI Sicilia, sindaci siciliani, ambientalisti e  comitati, daranno vita ad un sit in sotto il Palazzo D’Orleans, sede della Regione Siciliana. “Il territorio sta chiedendo a gran voce al Governatore Rosario Crocetta, di impugnare l’art. 38 in difesa della Sicilia, invece di puntare sull’elemosina delle royalties” dichiarano le associazioni ambientaliste. Il presidente di ANCI Sicilia Leoluca Orlando nei giorni scorsi convocando l’iniziativa ha ricordato tra l’altro che  nel Canale di Sicilia, preso di mira dai petrolieri, “ le aree in cui si intende posizionare le trivelle” sono estremamente fragili data la presenza “di sistemi vulcanici sommersi tutt’ora attivi”.

Anche in Basilicata la protesta continua con in testa  i sindaci, a cominciare quelli della Val D’Agri (da dove si ricava il 70% del petrolio estratto in Italia), e, grazie ad un fronte ampio di cittadini, associazioni e  studenti, la protesta è arrivata in Regione,  con l’approvazione il 4 dicembre di una risoluzione del Consiglio regionale che chiede al Governatore Pittella  l’impugnazione delle disposizioni dell’art. 38 che umiliano i poteri regionali,  ma solo dopo che si sia tentata una mediazione con il Governo per superare con una norma correttiva nella Legge di Stabilità 2015 o nell’atteso decreto “Milleproroghe”. Per gli ambientalisti  c’è il forte rischio che questo modo di procedere possa dare adito ad una manovra dilatoria per poi non decidere nulla, vista la scadenza ravvicinata del 10 gennaio per l’impugnazione della legge di fronte alla Corte Costituzionale. Continua anche la mobilitazione #Sbloccafuturo #Bloccaildecreto delle associazioni ambientaliste in collaborazione con la Rete degli studenti medi e la raccolta delle firme, a cui hanno già aderito migliaia di cittadini lucani, per chiedere al Governatore Pittella di impugnare l’articolo 38 senza ulteriori indugi.

Gli ambientalisti ricordano che le disposizione dell’art. 38 del decreto legge n. 133/201 ora convertito nella legge n. 166/2014: 1) consentono di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi, senza che vengano individuate le priorità e senza che venga chiarito se il “piano delle aree”, come previsto dalle leggi vigenti, si applichi la Valutazione Ambientale Strategica; 2) trasferiscono d’autorità nel marzo 2015 le procedure di VIA sulle attività a terra dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente; 3) compiono una forzatura rispetto alle competenze concorrenti tra Stato e Regioni, cui al vigente Titolo V della Costituzione, non prevedendo che sono necessarie “intese forti” con le Regioni; 4)  prevedono una concessione unica per ricerca e coltivazione, in contrasto con la distinzione comunitaria tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi; 5) trasformano forzosamente gli studi del Ministero dell’Ambiente sul rischio subsidenza in Alto Adriatico, derivante dalle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, in “progetti sperimentali di coltivazione”; 6) costituiscono una distorsione rispetto alla tutela estesa dell’ambiente e della biodiversità, rispetto a quanto disposto dalla Direttiva Offshore 2013/30/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale.

 Uffici stampa:

Greenpeace: 06.68136061 int. 203 - 123 
Legambiente: 06.86268399

Wwf: 06.84497213