domenica 2 luglio 2017

GOLETTA VERDE 2017

Sono arrivati sullo Jonio i tecnici di GOLETTA VERDE per analizzare lo stato di salute del nostro mare. Un forte ringraziamento per il loro impegno e per il loro lavoro che giornalmente fanno su tutta la penisola italiana. I dati saranno pubblicati prossimamente.







venerdì 19 maggio 2017

SPIAGGE PULITE 2017

Venite tutti, Venerdì, 26 maggio 2017, al lido di Policoro, dalle ore 9:00 in poi, per dare bellezza alla nostra spiaggia.
Un gesto concreto che il circolo Legambiente di Policoro, grazie alla partecipazione attiva delle scuole,  ripete da 27 anni perchè puntiamo tanto sull'educazione ambientale: una colonna fondamentale nella formazione alla cittadinanza, alla legalità e alla civiltà.
NOI CI CREDIAMO e continueremo a farlo senza stancarci perchè vogliamo far affezionare i ragazzi ai propri luoghi e siamo convinti che solo attraverso questa familiarità potremo avere cittadini capaci di rispettare l'ambiente in cui vivono, nonchè cittadini capaci di futuro.
Questo SPOT nasce per invogliarvi a prendere parte all'operazione.
VI ASPETTIAMO NUMEROSI !!

video

Hanno aderito all'iniziativa le seguenti scuole di Policoro: IC2 "Giovanni Paolo II", Liceo Scientifico  "E.Fermi", Istituto Superiore " Pitagora".
Stanno collaborando alla logistica la ditta "Grassani-Garofalo" e l'Ass. "Croce D'oro"

giovedì 11 maggio 2017

LEGAMBIENTE su PETROLIO

Risultati immagini per petrolio

ENI IN VAL D'AGRI: BONIFICARE, RISARCIRE, DISMETTERE.
FERMARE IL DISASTRO AMBIENTALE PER CAMBIARE DEFINITIVAMENTE ROTTA

Il 18 maggio a Viggiano convegno nazionale sulla legge 68/2015 sugli ecoreati

In base a quanto emerso dalle anticipazioni della stampa in Val d’Agri sarebbe in corso un disastro ambientale inaccettabile. Tutto questo è stato fatto per risparmiare sui costi di gestione o per mera disattenzione? Si parla di una fuoriuscita di 400 tonnellate di greggio sversato nell’ambiente causata da una sconcertante incapacità gestionale dell’attività estrattiva in Val d'Agri da parte della compagnia petrolifera nazionale. È quello che emerge oggi in base a quanto dice la stessa Eni, con inconcepibile ritardo visto che lo sversamento sarebbe cominciato addirittura ad agosto 2016 e venuto alla luce in modalità quantomeno poco ortodossa, cioè denunciato da personale del Consorzio ASI.
Non solo la probabilità di incidente rilevante è più elevata di quanto immaginabile, ma anche la capacità di intervento tempestivo risulta molto aleatoria. ENI, Regione ad Arpab si assumano le loro responsabilità. Non essendo abituati ad ammissioni gratuite, il sospetto che l'entità dello sversamento sia maggiore è molto forte. La strada da praticare subito è chiara: si deve mettere immediatamente in sicurezza le falde e il sottosuolo e bonificare, come priorità imprescindibile, e avviare il percorso di dismissione dell'attività estrattiva e la conversione produttiva verso esperienze innovative, di qualità e coerenti con le vocazioni del territorio lucano che garantiscano non solo i posti di lavoro attuali ma un rilancio economico e occupazionale dell’area.
L'incapacità conclamata nella gestione del Cova, da parte di Eni, impone un cambio di rotta radicale, richiamando la compagnia alle sue responsabilità: riparare ai disastri compiuti provvedendo alle bonifiche, ma anche risarcendo Comuni e territori dei danni economici, produttivi e di immagine conseguenti ad un certo “modello” di gestione industriale.
Si tratta di un’emergenza straordinaria che ha bisogno di strumenti forti ed efficaci per cambiare rotta in una valle che da decenni subisce la dittatura del petrolio. Per questo invochiamo l’applicazione della legge 68 del 2015 sugli ecoreati che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale.
Con la legge sugli ecoreati, le forze dell'ordine e l'autorità giudiziaria possono contare su delitti specifici da contestare quali inquinamento, disastro ambientale, impedimento del controllo e omessa bonifica. Le pene sono molto importanti: si va dalla reclusione da 2 a 6 anni per il delitto di inquinamento a quella da 5 a 15 anni per chi commette un disastro ambientale con tempi di prescrizione raddoppiati, una lunga serie di aggravanti, la confisca dei beni (anche per equivalente) degli inquinatori, come già previsto per i mafiosi, e sanzioni severe come la responsabilità giuridica delle imprese.
La legge sugli ecoreati, 122/2015, con importanti specifiche aggiuntive all'art. 452 c.p., è uno strumento importante in tal senso e Legambiente, con il suo Direttore nazionale Stefano Ciafani, ne parlerà in un convegno nazionale a Viggiano il prossimo 18 maggio con cittadini, associazioni e amministratori locali e regionali.

lunedì 17 aprile 2017

 

Legambiente Basilicata su chiusura COVA: “Una sana decisione. Finalmente”

Solidarietà ai lavoratori coinvolti dalla sospensione, da parte della Giunta regionale di Basilicata, ma sostegno convinto ad una scelta dettata dalla evidenza della realtà. Qualche settimana fa, a seguito dell’ennesimo episodio di sversamento di greggio, denunciavamo un’incapacità di ENI, ormai cronica, a rispettare la Val d’Agri, dopo vent’anni di una sorta di extraterritorialità di fatto, con relativa impunità connessa.
Nessun ravvedimento in tal senso, invece, considerato che la decisione di sospensione si fonda infatti sulla mancata adozione-da parte di Eni- di misure preventive e di ripristino connesse all’attività del Cova. Eppure dopo l’approvazione della legge sugli ecoreati, 122/2015, con importanti specifiche aggiuntive all’art. 452 c.p., e la lunga sospensione dell’attività del Cova nel 2016 per l’indagine su smaltimento illecito di rifiuti speciali, si sarebbe potuto immaginare un diverso approccio al territorio da parte di questo ‘ingombrante’ ospite. Nulla di tutto ciò, anzi, nella convinzione di poter continuare a gestire una ‘bomba potenziale’ secondo le proprie priorità, limitandosi a fornire garanzie e rassicurazioni inverosimili.
E’ urgente il ripristino di una condizione – degna di uno stato civile – di legalità e trasparenza, una quantificazione e perimetrazione del fenomeno del danno ambientale procurato dell’attività estrattiva, l’avvio di programmi di bonifica e, soprattutto, di compensazione socio-ambientale sono le esigenze strategiche del territorio.
La decisione di sospendere l’attività deve rappresentare un punto di non ritorno, la salute e l’ambiente della Basilicata prima di qualsiasi altro interesse: finalmente.